La Corte di Cassazione, seconda sezione penale, con la sentenza del 3 ottobre 2025 n. 32779, ha esaminato una questione di rilievo per l’attività dei consulenti fiscali. Un professionista, dopo essere stato rimosso dall’incarico, ha trattenuto presso il proprio studio i registri IVA e le scritture contabili appartenenti a un’associazione di promozione sociale. Tale condotta è stata qualificata come appropriazione indebita ai sensi dell’art. 646 c.p., con l’aggravante relativa all’abuso della prestazione d’opera. La Suprema Corte ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione (con sospensione condizionale), oltre a una sanzione pecuniaria di 1.000 euro e al risarcimento del danno in favore della parte civile. La pronuncia in oggetto ha modificato la decisione di primo grado, che aveva invece assolto l’imputato.
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