Sanzione per dichiarazione infedele al socio accomandante: legittima?

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Secondo la Corte di Cassazione, costituisce principio di diritto la legittimità dell’applicazione della sanzione tributaria al socio accomandante nel caso di illecito fiscale commesso dagli accomandatari, in quanto il socio accomandante, grazie ai diritti e poteri di verifica contabile previsti dall’art. 2320, ultimo comma c.c., è tenuto ad esercitarli, anche avvalendosi del supporto di professionisti qualificati; in caso contrario, può configurarsi condotta colposa. Tuttavia, la generalizzazione di tale principio da parte della Cassazione non considera adeguatamente l’eventualità di comportamenti fraudolenti posti in essere dagli accomandatari mediante artifizi e manipolazioni contabili di difficile rilevazione: tali condotte possono impedire l’accertamento degli elementi costitutivi della colpa imputabile all’accomandante, la cui assenza preclude, ai sensi dell’art. 5 D.Lgs. 472/1997, la legittima applicazione della sanzione. 

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