L’adozione dell’AI nelle aziende italiane è matura, ma il Paese progredisce a ritmi diversi

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Tre anni dopo la nascita dell’economia legata all’intelligenza artificiale, sempre più aziende stanno adottando l’AI in maniera più estesa e approfondita. Questo sta cambiando non solo i metodi di lavoro delle persone, ma anche la collaborazione tra team e i processi con cui le organizzazioni sviluppano e consegnano prodotti. Secondo un report di OpenAI, pubblicato a inizio dicembre e intitolato «The State of Enterprise 2025», questa azienda – che ha avviato tale rivoluzione nel novembre 2022 – osserva una trasformazione significativa nel panorama industriale. 

Stando ai dati del chatbot di OpenAI, il 2025 rappresenta un punto di svolta per l’intelligenza artificiale: non viene più vista come un semplice passatempo per esperti, ma come una struttura fondamentale che sostiene la crescita delle aziende. Oggi, oltre un milione di imprese impiega regolarmente strumenti basati su AI, e i messaggi scambiati su ChatGPT Enterprise sono aumentati di otto volte rispetto all’anno precedente. Un dato particolarmente significativo riguarda la crescita di 320 volte nell’utilizzo dei cosiddetti «token di ragionamento», ovvero nella capacità dell’IA di elaborare soluzioni prima di fornire una risposta. Questo trend dimostra che le aziende si affidano sempre più all’intelligenza artificiale non solo per attività rapide come la scrittura di email, ma anche per affrontare problemi complessi. Secondo OpenAI, grazie a questo cambiamento, i dipendenti riescono a risparmiare tra i 40 e i 60 minuti al giorno. 

Anche la concorrente Anthropic ha analizzato la principale differenza tra il periodo precedente e quello successivo. Secondo le stime, l’intelligenza artificiale può diminuire il tempo di completamento dei compiti di circa l’80%. Si tratta di una percentuale estremamente significativa. 

Considerando una proiezione sull’intera economia statunitense, le stime suggeriscono che l’attuale generazione di modelli di intelligenza artificiale potrebbe incrementare la crescita annuale della produttività del lavoro dell’1,8% nel prossimo decennio. Questo dato risulta essere circa il doppio rispetto al tasso di crescita osservato negli ultimi anni e si avvicina ai livelli raggiunti durante i periodi di espansione economica tra la fine degli anni ’90 e gli anni ’60-’70. 

Tuttavia, esiste una considerazione importante. Come già accaduto con l’elettrificazione o lo sviluppo dell’informatica, i vantaggi più significativi non derivano soltanto dal fare le stesse attività più rapidamente, ma dalla completa riorganizzazione dei processi produttivi basata sulle nuove potenzialità dell’intelligenza artificiale. Probabilmente è proprio per questo che molti progetti di AI agent e AI, negli ultimi tre anni, non hanno portato a un aumento generale dei risultati finanziari. 

Secondo il report di presentazione del nuovo «Osservatorio sull’Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro», l’Italia mostra una crescita a due velocità. Nel 2024, il mercato dell’Intelligenza artificiale ha raggiunto il record di 1,2 miliardi di euro, con un aumento del 58% rispetto all’anno precedente, trainato in gran parte dagli investimenti nella IA generativa. I principali capitali si concentrano su settori come banche, telecomunicazioni e manifattura, che da soli rappresentano centinaia di milioni di euro in investimenti. Tuttavia, emerge un divario significativo: mentre le grandi aziende adottano rapidamente l’AI, le PMI incontrano difficoltà. Infatti, solo il 7% delle piccole imprese e il 15% delle medie ha intrapreso progetti concreti, spesso frenati dalla carenza di risorse e competenze. 

Tuttavia, lo scenario internazionale evidenzia che non si può restare immobili. Secondo le stime del World Economic Forum, non stiamo vivendo una crisi dell’occupazione, ma una profonda trasformazione del lavoro. Si prevede che circa 92 milioni di posti potrebbero andare persi, mentre ne verranno creati 170 milioni, con un risultato positivo netto di 78 milioni di nuovi impieghi entro il 2030. La vera sfida sarà che circa il 60% delle professioni nelle economie avanzate sarà interessato dall’intelligenza artificiale, rendendo necessario un massiccio aggiornamento delle competenze: si stima infatti che quattro lavoratori su dieci dovranno accrescere le proprie capacità nei prossimi anni per restare competitivi sul mercato. 

Al momento, è certo che chi adotterà l’AI solo per attività di sorveglianza o riduzione dei costi rischia di minare la fiducia nell’azienda, esponendosi a problemi legali e psicosociali. Al contrario, avranno successo coloro che sfrutteranno la tecnologia per sollevare le persone dalle mansioni ripetitive, investendo nel reskilling e mettendo sempre la dignità dei lavoratori al centro della produzione. 

AUTORE: Francesco Costa